Queste meditazioni bibliche mensili sono proposte per sostenere una ricerca di Dio nel silenzio e nella preghiera, anche nella vita quotidiana. Si tratta di prendere un’ora per leggere in silenzio il testo biblico suggerito, accompagnato dal breve commento e dalle domande. Ci si riunisce poi in piccoli gruppi, da 3 a 10 persone, a casa di uno dei partecipanti o in chiesa, per un breve scambio su ciò che ognuno ha scoperto, con eventualmente un momento di preghiera.

 

 

 

2018

Novembre

Matteo 9, 9-13: La medicina della compassione

Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: “Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. Udito questo, disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori”. (Matteo 9,9-13)

 

Non c’erano motivi particolari per interessarsi di Matteo. Se la gente che passava accanto al suo banco non aveva imposte da pagare, non lo avrebbe certamente notato e in ogni caso non gli avrebbe prestato attenzione. Matteo era un ebreo che lavorava per l’amministrazione romana. Molto probabilmente aveva guadagnato dell’ulteriore denaro in modo disonesto. Ma se non fosse stato contento della sua situazione, non avrebbe potuto cambiare facilmente mestiere.

 

Gesù è passato di lì. Egli non ha ignorato Matteo, ma lo ha notato e l’ha guardato come se fosse qualcuno di speciale. Ha visto in Matteo una persona unica. E più incredibile ancora: lo ha invitato ad essere uno dei suoi compagni più vicini. La maggior parte delle persone avevano giudicato o ignorato Matteo. Gesù si è fidato di lui e gli ha chiesto di seguirlo.

 

Subito dopo, vediamo Gesù a tavola con gli esattori delle imposte e gente con una cattiva reputazione. I farisei pensavano e insegnavano che i peccatori dovevano mangiare con gli altri peccatori e i giusti con i giusti. Se Gesù e i suoi discepoli fossero stati peccatori, i farisei non avrebbero provato disagio nel vederli mangiare con altri peccatori. Ma si sono indignati perché rispettavano Gesù. Lo rispettavano così tanto che non hanno nemmeno osato criticarlo direttamente, ma solo tramite i suoi discepoli: “Come mai il vostro maestro mangia insieme ai peccatori?”. Non capivano perché un sant’uomo come lui potesse mescolarsi con persone di cattiva reputazione. Non metteva forse in pericolo la santità abolendo la separazione?

 

Gesù giustifica il suo comportamento presentandosi come un medico. I medici non scappano dai malati. Essi devono incontrarli e anche toccarli. Gesù chiama i peccatori a stare con lui perché alla sua presenza sono guariti e trasformati. Matteo è stato trasformato dalla fiducia che Gesù gli ha manifestato. La santità di Gesù non è difensiva, ma comunicativa. E la medicina che Gesù usa è quella della compassione, secondo la parola di Dio proclamata dal profeta Osea: “Misericordia io voglio e non sacrifici”.

 

 

– Matteo che cosa ha visto in Gesù per essersi alzato senza esitare e seguirlo all’istante?

 

– Come posso accogliere la fiducia che Gesù mi manifesta?

 

– Camminando sui passi di Gesù, quali ferite del mondo attuale posiamo contribuire a guarire con la medicina della compassione?