Testo biblico con commento

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Testo biblico con commento

2020

Aprile

«Ecco il tuo figlio!» … «Ecco la tua madre!»: Giovanni 19, 16-22.25-27
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei». Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto». (…) Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. (Giovanni 19, 16-22.25-27)
Una grande parte dei Vangeli racconta la fine della vita di Gesù. San Giovanni ha dodici capitoli sull’intero ministero di Gesù prima degli ultimi tre giorni, cinque capitoli per l’ultima cena e quattro capitoli per la sua passione, morte e risurrezione. Perché questa concentrazione sulla fine?

Dapprima, perché questi eventi erano i più difficili da capire. Gesù aveva proclamato l’imminente venuta del Regno di Dio e, per i suoi discepoli, egli era il Messia mandato da Dio per renderlo presente. Ma invece di terminare la sua missione con una grande vittoria sui nemici di Israele e il ristabilimento di una società di giustizia e pace, Gesù viene arrestato, torturato e muore come un criminale. Nessuno aveva mai immaginato un Messia di questo tipo.

Se tale era la fine della storia, oggi non ci sarebbero dei cristiani. Ma è successo qualcos’altro: il terzo giorno, le donne hanno trovato la tomba vuota e i suoi discepoli hanno scoperto che Gesù era vivo. Quindi era quello che affermava di essere. Tuttavia questo non ha comunque risolto il problema.

Se Gesù era davvero Colui che veniva da Dio, perché ha dovuto morire di una morte vergognosa e dolorosa? Questo è ciò che gli evangelisti cercano di spiegare. E lo fanno, da una parte, raccontando cosa è successo e, dall’altra, cercando di rivelarne il significato.

Quando leggiamo il racconto della passione, allora, dobbiamo tenere a mente queste due domande: “Che cosa è successo?” e ”Cosa significa questo?” Bisogna leggere il testo su due livelli differenti e la distanza tra i due è talvolta grande. Questo divario in realtà ci apre al mistero della presenza di Dio nelle nostre esistenze.

Ponendo sulla croce la motivazione della condanna di Gesù, Pilato vuole prendere in giro i responsabili giudei. Egli proclama Gesù “Re dei Giudei” in tre lingue. Senza saperlo, dice la verità: Gesù è infatti il Re universale che è venuto per condurci alla vera libertà. Non un re che domina con la forza e la violenza, ma un re che rivela la potenza dell’amore per trasformare il mondo.

Poi, prima di morire, Gesù affida sua madre a uno dei suoi discepoli più intimi. Ma questo atto di pietà filiale ha una dimensione più profonda. Gesù crea una nuova famiglia, basata non su relazioni di sangue ma sul proprio sangue, versato sulla croce. E poiché l’amore di Dio non è mai una questione di più o di meno, in un certo senso ognuno di noi è “il discepolo amato”.

Dando la sua vita per noi, Gesù riconcilia tutta l’umanità in una comunità. Tutte le barriere umane vengono distrutte da un atto di amore estremo.

Certo, questo profondo significato della croce non è ovvio per noi. La comprensione può venire solo dal dono dello Spirito di Dio, frutto della risurrezione. “Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”, scrive Luca sui discepoli che stavano andando a Emmaus (Luca 24,31). Quando i nostri occhi sono aperti dalla fede, possiamo riconoscere, nella terribile morte di un uomo innocente, la risposta di Dio a tutti i fallimenti e i rifiuti umani. Possiamo scoprirvi la vittoria dell’amore, più forte di tutte le potenze della morte.

Cosa significa per me l’espressione “la vittoria dell’amore”? Dove vedo questa vittoria?
In che modo le nostre comunità cristiane possono diventare immagini di questa nuova famiglia iniziata da Gesù?

Come esprimerei il senso della morte di Gesù?