Preghiera ecumenica mensile di Taizé. Venerdi 18 maggio 2018 ore 20:00. Convento Francescano, Parrocchia Sant’Antonio da Padova Via Università n° 74 – 80055 – Portici (NA)

Place : Convento Francescano, Parrocchia Sant’Antonio da Padova Via Università n° 74 – 80055 – Portici (NA)
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Preghiera di Taizé venedì 18 maggio 2018 h. 20.00

 

La oración de Taizé llegó el 18 de mayo de 2018 h. 20.00

 

Prayer of Taizé came May 18, 2018 h. 20.00

 

La prière de Taizé est venue le 18 mai 2018 h. 20.00

 

Oração de Taizé veio 18 de maio de 2018 h. 20.00

 

CANTI INIZIALI

 

 

 

 

 

 

Dal Salmo 122   (Bonum est confidere)

 

Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore». E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme! Gerusalemme è costruita come città salda e compatta. Rit.

Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore, secondo la legge di Israele, per lodare il nome del Signore. Là sono posti i seggi del giudizio, i seggi della casa di Davide.  Rit.

Domandate pace per Gerusalemme: sia pace a coloro che ti amano, sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi. Per i miei fratelli e i miei amici dirò : «Su di te sia pace!». Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene. Rit.

 

Giovanni 15, 12 – 17

 

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più sevi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a vo. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.

 

Dalle Fonti Francescane (FF 1445)

Molte persone, vedendo i frati sereni nelle tribolazioni, alacri e devoti nella preghiera, non avere né ricevere denaro, coltivare tra di loro amore fraterno, da cui si riconoscevano che erano veramente discepoli del Signore, impressionate e dispiaciute, venivano da loro, e domandavano scusa delle offese fatte. Essi perdonavano di cuore, dicendo: “ Il Signore vi perdoni! “, e davano consigli utili alla loro salvezza. Certuni li pregavano di essere ricevuti nel loro gruppo. Tutti i sei compagni avevano infatti avuto da Francesco l’autorizzazione ad accogliere adepti nell’Ordine, a motivo del piccolo numero dei fratelli. Cosi presero con se alcuni aspiranti alla vita religiosa e in loro compagnia fecero ritorno tutti, nel tempo stabilito, a Santa Maria della Porziuncola. Quando si rivedevano, erano ricolmi di tale felicità e consolazione, che più non ricordavano le traversie subite.

 

 

Silenzio ……………..

la capacità che ha il lungo momento di silenzio nel mezzo della liturgia di donare loro l’occasione di prendere in esame ciò che li abita. « Fare il punto », « ascoltare il proprio cuore », « riflettere sui propri problemi », « svuotare la mente », « fare un break », « ritornare in sé stessi », « far cadere le proprie maschere »… : essi sanno come descrivere ciò che il silenzio rende possibile. Essendo insieme, il silenzio non fa loro paura. Al contrario, molti dicono che la prima volta i dieci minuti paiono lunghi e che poi, si riempiono da soli.

 

Adorazione della croce

 

 

 

 

 

 

INTERCESSIONI (ad ogni intercessione si canta Kyrie Eleison )

 

Padre Nostro

 

Preghiera conclusiva

Tu, il Risorto, quando abbiamo il semplice desiderio di accogliere il tuo amore, a poco a poco, nel più profondo di noi stessi, una fiamma si accende. Animata dallo Spirito Santo, questa fiamma d’amore può essere a prima vista molto fragile. L’inverosimile è che essa brucia in continuazione. E quando capiamo che tu ci ami, la fiducia della fede diventa il nostro canto.

( Frère Roger Schutz di Taizé.)

 

Canti finali

 

 

 

 

 

Vi diamo appuntamento per la prossima preghiera mensile.

 

Venerdi 15 giugno 2018 ORE 20:00

 

LI AMICI DELL’EQUIPE ECUMENICA DI TAIZé IN CAMPANIA.

 

www.taizeincampania.it

 

MEDITAZIONE

Madre Teresa

 

Frère Roger ha scritto queste righe in omaggio a Madre Teresa in occasione della sua beatificazione nel 2003.

Viviamo in un mondo dove coabitano la luce e le tenebre. Con la sua vita, Madre Teresa invitava a scegliere la luce. È così che ha aperto un cammino di santità per molti altri. Madre Teresa ha reso accessibile quella parola che, quattro secoli dopo Cristo, scriveva sant’Agostino: «Ama e dillo con la tua vita». È innanzitutto quando è vissuta come fiducia in Dio che essa diventa credibile e si comunica.

Mi è stato fatto dono d’intrattenermi più volte con Madre Teresa. Era spesso possibile discernere in lei dei riflessi della santità di Cristo. Nell’estate 1976, fece una visita a Taizé. Arrivava dagli Stati Uniti. La nostra collina era piena di giovani di numerosi paesi. Per esprimere quello che abitava l’un l’altra, insieme abbiamo scritto una preghiera: «O Dio, Padre di ogni essere umano, tu chiedi a tutti di portare l’amore là dove i poveri sono umiliati, la riconciliazione là dove l’umanità è divisa, la gioia dove la Chiesa è scossa… Ci apri questo cammino affinché siamo fermento di comunione in tutta la famiglia umana».
Lo stesso anno, con qualche mio fratello, siamo andati a vivere per un periodo tra i più poveri a Calcutta. Alloggiavamo vicino alla sua casa, in un quartiere diseredato, rumoroso, pieno di bambini, la popolazione a maggioranza mussulmana. Eravamo accolti da una famiglia cristiana la cui casa si apriva su un incrocio di viuzze, con qualche piccola bottega e modesti laboratori. Madre Teresa veniva spesso a pregare con noi. Il pomeriggio, talvolta mi chiedeva d’accompagnarla a visitare dei lebbrosi che erano in attesa solo della morte. Cercava di rasserenare le loro inquietudini.

Talvolta prendeva iniziative spontanee. Un giorno, di ritorno da una visita ai lebbrosi, in macchina mi disse: «Ho una richiesta da farle. Mi dica di sì!» Prima di rispondere ho cercato di capire un po’ di più cosa voleva, ma ripeteva: «Mi dica di sì!». Alla fine si è spiegata: «Mi dica che d’ora innanzi porterà tutto il giorno la sua veste bianca, questo segno è necessario nelle situazioni della nostra epoca». Ho risposto: «Sì, ne parlerò ai miei fratelli e la porterò il più spesso possibile». Allora mi fece fare una veste dalle sue suore e ci tenne a cucirne una parte essa stessa.

Era particolarmente attenta ai bambini. Ci suggerì di andare tutte le mattine nella casa dove erano raccolti i bambini in fin di vita, con un fratello medico, e occuparci dei più malati. Sin dal primo giorno, scoprii una bambina di quattro mesi. Mi si diceva che non avrebbe avuto forze per resistere ai virus invernali. E Madre Teresa propose: «La porti a Taizé, avrà la possibilità di curarla».

Nell’aereo di ritorno, la piccola, chiamata Marie, non stava bene. Al nostro arrivo a Taizé, per la prima volta si mise a parlottare come un bebé felice. Le prime settimane, dormiva spesso in braccio mentre lavoravo. A poco a poco, ritornarono le sue forze. Allora andò a vivere in una casa vicino alla nostra. Mia sorella Geneviève, che anni prima aveva raccolto a Taizé dei bambini e li aveva cresciuti come se fossero i suoi, l’accoglieva in casa sua. Con il suo battesimo sono diventato suo padrino e nutro per lei l’amore di un padre.

Alcuni anni dopo, Madre Teresa ritornò a Taizé una domenica d’autunno. Con lei, durante la preghiera comune abbiamo espresso una preoccupazione che permane vera oggi: «A Calcutta ci sono luoghi visibili dove si muore, ma in tanti Paesi molti giovani si trovano in veri luoghi di morte invisibili. Sono segnati da spaccature, affetti infranti, o dall’inquietudine circa il loro avvenire. Situazioni di rottura hanno ferito in essi l’innocenza dell’infanzia o dell’adolescenza. In alcuni c’è il disincanto: a che serve esistere, la vita ha ancora un senso?».

Con due miei fratelli siamo andati a Calcutta per partecipare al suo funerale. Desideravamo ringraziare Dio per la sua vita donata e cantare con le sue suore nello spirito della lode. Vicino al suo corpo, mi ricordavo di tutto quello che avevamo in comune, in particolare questa certezza: una comunione in Dio ci stimola ad alleviare le sofferenze umane. Sì, quando rassereniamo le prove degli altri, è Cristo che incontriamo. È lui stesso che ce lo dice: «Ciò che fate ai più piccoli, è a me, il Cristo, che lo fate».